Gianna Spirito | Fotografa | Architetture Sognate
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Architetture Sognate

Gli architetti hanno un rapporto molto particolare con la fotografia: in Italia tutto comincia negli anni Trenta con la modernità delle visioni di Edoardo Persico e Giuseppe Pagano per proseguire poi in tempi recenti con quella vera e propria scuola di fotografi-architetti il cui indiscusso capostipite è stato Gabriele Basilico.

La ragione di questo interesse sta nel legame molto stretto fra le due discipline che, in ultima analisi, si occupano – progettando o interpretandolo – del rapporto fra volumi e superfici.

Gianna Spirito si muove in questo ambito: i suoi progetti di edilizia pubblica e privata, di restauro, di urbanistica sono caratterizzati da una linearità e una pulizia formale che ne costituiscono la cifra costante. Quando però approda alla dimensione fotografica, il cambio di registro è totale: spazio di allarga come volesse andare oltre le classifiche tre dimensioni per approdare a una dove è la fantasia a indicare nuove strade.

Se in un primo momento ha cominciato a lavorare in questa direzione trovando nelle sovrapposizioni una soluzione compositiva che sembrava dilatare il tempo, più recentemente ha modificato la sua prospettiva per avvicinarsi ad un progetto estetico incentrato sulla valorizzare dei volumi e della plasticità.

E’ stato un lavoro “a togliere” di grande importanza che le ha fatto scoprire l’importanza del nero che non è soltanto lo sfondo su cui si tagliano gli elementi che riprende ma anche un richiamo simbolico alla profondità dello spazio. Inserite in questa dimensione, le strutture architettoniche acquistano una loro imponente bellezza e forse viene spontaneo pensare che quell’elemento dalle tonalità argentee che si libra nel nulla somiglia a un’astronave mentre guardando gli edifici che si affacciano sulla spiaggia poggiando su colonne alte come zampe come si fa a non identificarli con insediamenti costruiti dall’uomo su lontani pianeti?

Ci sono strutture che emergono dal buio e svettano verso il cielo, un ponte strallato che acquista la leggerezza di uno strumento musicale, edifici dai contorni disegnati da un leggero e sottile tratto di luce. In queste fotografie in bianconero accuratamente stampate in un bianconero che fa emergere la delicatezza dello sguardo e la decisione del segno si vede davvero la bellezza di uno spazio che non emerge da un disegno, che non viene evocata da rendering ma che è invece proprio la realtà che ci si para di fronte e di cui noi possiamo apprezzare tutta l’intensità

Roberto Mutti

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Progetti Gianna Spirito